Il formato anamorfico cambiò il cinema degli anni ’50

Il formato anamorfico cambiò il cinema degli anni ’50. Quest’ultimo trae origine da una tecnologia militare. Henri Chrétien fu l’inventore di questa tecnica, la quale ampliava il campo visivo nei periscopi dei carri armati di ben 180 gradi. In seguito, tale tecnica iniziò a subentrare anche nella settima arte. L’entrata in scena della televisione negli anni ’50 aveva un po’ messo il cinema in un angolo.

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La peculiarità del formato anamorfico

Con il formato anamorfico, l’immagine si comprimeva e successivamente, in fase di proiezione, si allargava così da presentare un formato rettangolare. La lente anamorfica, si adattava, semplicemente, alle lenti già presenti dell’epoca, l’unica differenza era in fase di proiezione. In quest’ultima fase, sui proiettori venivano montate le lenti anamorfiche che andavano riallargare le immagini. Il formato anamorfico, introdusse anche un’altra novità, lo schermo che passava da 4:3 a quello panoramico.

Il formato anamorfico cambiò anche l’idea di fare cinema. D’altronde. il cinema di allora si basava sul comune formato 4:3, ma con questo formato che ampliava l’immagine, si comprese che era possibile sfruttare ambientazioni molto vaste e paesaggi maestosi.

Caratteristico del formato anamorfico è la sfocatura. Quest’ultima è molto più accentuata rispetto a una lente comune. Un’altra grande caratteristica è il Bokeh ovale che è sempre una delle proprietà della sfocatura che nell’anamorfico diventa ovale.

Fox e il Cinemascope

Negli anni ’50 era necessario una sorta di cambiamento che portasse, nuovamente, il pubblico in sala. La Leon Forrest Douglass creò  cinepresa widescreen anamorfica che non venne più fino al 1952, quando la Fox prese possesso di questa tecnica e creò il Cinemascope. “La tunica”, diretto da Henry Coster, fu il primo lungo che venne girato con una lente anamorfica .

Il Cinemascope aiutò moltissimo il cinema in quegli anni. Infatti, le sale iniziarono finalmente a ripopolarsi. Con film come “Il ponte sul fiume Kwai” di David Lean oppure “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard.

Anche se ebbe vita breve, il Cinemascope costituì un passo decisivo nello sviluppo dei formati panoramici e la sua fama gli permise di ritornare nei decenni a venire, fino alle recenti apparizioni in blockbuster ma anche in film d’autore come “La la land” di Damien Chazelle.

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