Come rendere interessante un racconto

Ogni giorno ci vengono raccontate centinaia di storie, ma solo poche riescono a colpirci. Solo pochi racconti hanno quel “quid” interessante e travolgente. Quindi la domanda è la seguente: come rendere interessante un racconto?

Da cosa nasce il bisogno di raccontare storie? Ve lo siete mai chiesti? Perché una persona, un qualunque individuo sente una necessità crescente di costruire mondi? Per remunerare il proprio ego. E’ sempre una questione personale. Ciò non fa di noi dei narcisisti, ma soggetti che hanno preso coscienza del proprio essere e credetemi, non c’è cosa più complessa di questa.

Per apprezzare il mondo e le persone che lo abitano dovete capire voi stessi. Tentare di aprire le porte del vostro inconscio può essere difficoltoso, certe volte anche doloroso, ma doveroso se volete diventare scrittori.

Come rendere interessante un racconto: le spinte narrative

Le spinte narrative (CLICCA QUI) mandano avanti la storia. Le domande che ci poniamo durante il film sono la struttura portante della sceneggiatura. Tutto nasce da una domanda. Prima di conoscere dobbiamo chiederci se ciò che diamo per scontato sia in realtà un ribaltamento della realtà preesistente. In qualche modo vogliamo essere sconvolti. Necessitiamo di un divario tra la realtà e l’immaginazione, così da separarli definitivamente. Ma il cinema non separa, approfondisce. Quello che vediamo sullo schermo è stato ideato da qualcuno che non ha fatto altro che esprimere la sua concezione di esistenza.

Le domande costruiscono il racconto e ci intrattengono. Lo spettatore non ha bisogno di essere trattato con superficialità, vuole essere parte attiva della spina dorsale del racconto.

Bob: Più conosci te stesso e sai quello che vuoi, meno ti lasci travolgere dagli eventi
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Charlotte: Già... È solo che io non so cosa voglio diventare, capisci? Ho cercato di fare la scrittrice, ma detesto quello che scrivo.  Poi mi sono messa a fare fotografie, ma sono mediocri. Sai, ogni ragazza attraversa una fase – la fotografia – la fissa dei cavalli... o fa stupide foto dei piedi.

Bob Harris: Ce la farai di sicuro, non sono preoccupato per te. Continua a scrivere.

Charlotte: Ma ho dei limiti.

Bob Harris: Non è un male!

Lost in Translation, Sofia Coppola

Porsi dei limiti è fondamentale quando si scrive. Delineando dei confini possiamo spaziare al loro interno come vogliamo. Ma se non ci diamo limiti inizieremo a barcollare tra le onde dei dubbi di ciò che non conosciamo e finiremo per non raccontare un bel nulla.

Come rendere interessante un racconto lo decidete voi. Tutto ciò può solo indirizzarvi verso un percorso che deve essere necessariamente soggettivo. Ma credo che il modo migliore per rendere una storia efficace sia essere onesti con se stessi. Ho la fortuna di gestire un blog e di lavorare per un’associazione, che prende molto a cuore una realtà che mi sprona ogni giorno. Dimentico spesso le funzionalità personali che posso trarne da tutto questo. Parlare di me è il modo migliore che ho per raccogliere tutti i pezzi di un puzzle che rappresentano il mio spettro emotivo. Scrivo perché lo devo a me stesso, perché lo devo alle persone che mi appoggiano ogni giorno e perché non saprei fare altro.

Passerete un’intera vita a capire chi siete, ma non è un male. Saranno anche le persone a voi vicine che vi porteranno a comprendere cosa volete. Quando scrivete pensate a loro, a come vi fanno sentire. Personalmente mi è di grande aiuto.

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